Cos’è un “digital twin” e perché può diventare pericoloso

I digital twins, o “gemelli digitali”, sono modelli virtuali altamente fedeli di oggetti, processi o persone reali. Nati per migliorare l’efficienza in ambiti come la produzione industriale, l’automazione e la manutenzione predittiva, i digital twins rappresentano una delle innovazioni più promettenti dell’ultimo decennio in campo informatico. Consentono, infatti, simulazioni avanzate, monitoraggio in tempo reale e decisioni data-driven, portando a un’efficienza operativa senza precedenti.

Tuttavia, come spesso accade con le tecnologie emergenti, anche i digital twins stanno iniziando a mostrare un lato oscuro e rischioso. Dall’inizio del 2025 stiamo assistendo all’emergere di una nuova minaccia: i malicious digital twins. Si tratta di repliche virtuali create con finalità malevole, capaci di impersonare sistemi aziendali, utenti o intere infrastrutture digitali per penetrare le difese informatiche e manipolare le interazioni aziendali. 

Una tecnologia nata per l’ottimizzazione si sta trasformando, nelle mani sbagliate, in uno strumento di attacco sofisticato.

Le nuove minacce nella cyber security del 2025: AI, deepfake e impersonificazione

Le tendenze del 2025 indicano un forte incremento nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale per scopi malevoli. Secondo diversi report internazionali, tra cui quelli elaborati da ANSA e da Stock Titan, i malicious digital twins rappresentano una delle minacce più subdole e difficili da individuare, soprattutto quando integrano elementi di deepfake vocale o visivo.

Queste entità digitali possono essere utilizzate per simulare conversazioni reali, generare email indistinguibili da quelle autentiche o persino ricreare dashboard e sistemi IT interattivi apparentemente legittimi. L’obiettivo? Ingannare dipendenti, amministratori di sistema o partner esterni per ottenere accesso a dati sensibili o distribuire malware in modo mirato.

In Boolebox, monitoriamo con attenzione l’evoluzione di queste minacce e investiamo costantemente nella ricerca e nello sviluppo di funzionalità che possano contrastare l’uso fraudolento dell’intelligenza artificiale nei contesti aziendali. Vediamo insieme quali sono i rischi più concreti e come è possibile difendersi. 

Rischi concreti per aziende e reparti IT

L’avvento dei malicious digital twins porta con sé una serie di rischi specifici che i reparti IT e la direzione aziendale non possono sottovalutare. Il primo e più evidente riguarda il furto di identità digitale, dove un digital twin malevolo si sostituisce a un utente reale per ottenere accesso non autorizzato a sistemi, dati o processi critici.

Tra i principali impatti evidenziamo:

  • Accesso non autorizzato ai dati sensibili: grazie alla replica di profili e comportamenti, i criminali possono eludere controlli di sicurezza e accedere a documenti riservati, contratti, piani industriali.
  • Compromissione della reputazione aziendale: un attacco ben orchestrato può portare a data leaks, danni d’immagine e perdita di fiducia da parte di clienti e partner.
  • Manipolazione dei processi interni: digital twins malevoli possono influire sul funzionamento di sistemi automatizzati, generando malfunzionamenti, interruzioni o sabotaggi produttivi.

Le vulnerabilità più sfruttate riguardano la scarsa segmentazione delle reti, una gestione insufficiente delle identità digitali, processi di autenticazione deboli e la mancanza di visibilità sui flussi di dati. In questo scenario, diventa fondamentale adottare strategie di difesa multilivello e tecnologie in grado di identificare comportamenti anomali e bloccare tempestivamente le attività sospette.

Le best practices per difendersi dai malicious digital twins: la soluzione di Boolebox

Affrontare efficacemente la minaccia dei malicious digital twins richiede un approccio strategico alla cybersecurity. Le best practice oggi non possono più limitarsi alla protezione perimetrale delle infrastrutture: devono estendersi alla protezione dell’identità digitale degli utenti, alla sicurezza del dato in tutte le sue fasi e alla visibilità completa delle attività all’interno dei sistemi. È fondamentale adottare strumenti in grado di garantire la riservatezza delle informazioni, controllare in modo puntuale gli accessi, educare gli utenti e abilitare una governance centralizzata, ma distribuita, della sicurezza.

In questo contesto, le soluzioni per la protezione dei dati di Boolebox rappresentano un alleato concreto per chi vuole proteggere i propri asset digitali da attacchi sofisticati basati su AI e impersonificazione.

Boolebox, infatti, integra crittografia di livello avanzato (zero knowledge), autenticazione a più fattori (MFA) e un sistema di logging granulare che consente di tracciare in modo preciso ogni accesso e azione compiuta sui file. Questo approccio garantisce che solo gli utenti autorizzati possano accedere ai contenuti crittografati, rendendo i dati completamente inutilizzabili in caso di furto di credenziali, compromissione dell’identità o perdita del dispositivo.

Inoltre, grazie a un modello di protezione multicloud, Boolebox consente di gestire file protetti direttamente dalle interfacce dei servizi più comuni – come Windows, Outlook, Gmail, OneDrive e SharePoint – senza rinunciare alla sicurezza. I dati rimangono cifrati e soggetti ai controlli Boolebox anche quando vengono condivisi o archiviati su piattaforme esterne, riducendo al minimo il rischio di exploit da parte di digital twins malevoli che tentano di inserirsi nei flussi di lavoro quotidiani.

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